La nostra Storia
1800.
VILLA PEPOLI è situata tra Ginestra e Poggio Moiano. In particolare, la Villa, già proprietà della famiglia Cicconetti e del Marchesi Gambara-Lancellotti, all'inizio del 1800 fu acquistata dalla Congregazione religiosa del Gesuiti per essere impiegata come luogo di "Villeggiatura" estiva degli studenti dei loro collegi di Roma. I Gesuiti divennero di fatto proprietari di vasti appezzamenti terrieri denominati del sette colli e delle sette valli ed ubicati nelle aree di Monteleone
Sabino, Poggio Molano, Frasso Sabino, Poggio Nativo e Scandriglia.
1860.
Con l'avvento del Regno d'Italia (1860) e la soppressione dello Stato Pontificio, tutti i beni ecclesiasti furono confiscati e divennero beni del Demanio, lasciando la sola cappella della "Concezione" esistente nel complesso architettonico della Villa alla gestione del Comune di Monteleone Sabino.
L'amministrazione del beni citati fu posta sotto la giurisdizione della Sottoprefettura di Rieti e tali
beni denominati "ex Gesuitici" acquisirono la denominazione "Fondazione Sabina Gioacchino
Pepoli" in onore del Commissario Straordinario dell'Umbria (Regione nella quale era compresa quasi tutta la Sabina) Marchese Gioacchino Pepoli, Senatore del Regno d'Italia.
Il Marchese Pepoli era figlio di Taddeo e Letizia Murat, figlia di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, e coniugato con la principessa tedesca Federica Guglielmina Hohenzollern Sigmaringen. Da ciò si evince che il Pepoli era cugino dell'imperatore dei francesi Napoleone III e - da parte della moglie - del Re di Prussia Guglielmo I.
La fondazione aveva lo scopo morale di assistenza, anche con sostanziose borse di studio, in favore di studenti più meritevoli della Sabina. Nel territorio di Monteleone Sabino, la Fondazione possedeva oltre 280 ettari (olivati, prativi, boschivi) nonché la sede direttiva ed amministrativa aziendale.
Fine 2° guerra Mondiale
La maggior parte del territorio era condotto con il sistema del "coloni". Dopo alterne vicende ed immediatamente dopo la fine della 2° Guerra Mondiale, circa 60 ettari furono lottizzati a favore del braccianti-contadini che ne divennero "enfiteusi".
1970.
Altro scorporo avvenne intorno al 1970 con rassegnazione in proprietà al contadini conduttori delle "colonie" al Comune di Monteleone Sabino è rimasto il complesso edilizio di "Villa Pepoli" ed oltre 100 ettari di seminativi (depauperati) e di boschi cedui e di alto fusto.
A "Villa Pepoli" si arriva oltre che da Ginestra, da Poggio Molano e da Monteleone Sabino anche da una via che si diparte dalla strada regionale "Licinese" in località "le colonne" dove incastonate tra antichi ruderi compaiono due lapidi in cui, a quella di sinistra, si legge quanto segue:
LAPIDE DI SINISTRA
Il COMMISSARIOPROVINCIALE PER LE PROVINCE DELL’UMBRIA GIOACCHINO NAPOLEONE PEPOLI CON DECRETO 29 NOVEMBRE 1866 DESTINAVA LE RENDITE DEL PATRIMONIO DEI SETTE COLLI E DELLE SETTE VALLI A SOVVENIRE L’ISTRUZIONE NEI COMUNI PIU’ POVERI DELLA SABINA UNITA AL REGNO DI VITTORIO EMANUELE II.
LAPIDE DI DESTRA
NEL XXV ANNO DI REGNO DI VITTORIO EMANUELE III IL MINISTRO DEL GOVERNO LUIGI FEDERZON CON REGIO DECRETO IX 1925 FACEVA ERIGERE IN ENTE AGRALE LA FONDAZIONE DEL GENERALE PEPOLI AFFIDANDONE L’AMMINISTRAZIONE ALLA SABINA TUTTA ANNESSA A ROMA.
Passò oltre un ventennio fin quando un giovane imprenditore locale, decise di ridare giustizia ad un plesso che di sua natura molto ha dato al nostro territorio e così , dopo una lunga trattativa con l'amministrazione comunale, firmò un contratto trentennale e diede vita alla seconda nuova ristrutturazione che ebbe ad inaugurare il 1 gennaio 2023.
Oggi è un importante sito sottoposto a tutela della Sovrintendenza e che ha nei suoi progetti; Organizzazione eventi, fattorie didattiche, laboratori ambientali, meeting, che grazie alle ampie stanze , alla sala congressi, alla Cappella consacrata, al molino e alla cantina museale.